Alla fine Rosellina ritornava sempre. Lo fece anche quella volta.
Ormai era un impegno con me stessa, prima ancora che con lei. Ogni giorno scendevo al campetto a portarle da mangiare, a cambiare l’acqua, a ripulire un po’.
Visto che non ne voleva sapere di stare su a casa con noi, le preparai una super cuccia per l’inverno mettendo una cesta con dei cuscini al piano basso di un carrellino. Poi foderai tutto con delle coperte e lo ricoprii con un telo impermeabile.
Spesso la trovavo dentro che poltriva e usciva a fatica per mangiare, anche se sembrava sempre affamata. Se faceva un po’ più caldo invece se ne stava distesa sul tettuccio della cuccia, dove appoggiai dei cuscini per farla stare più comoda.
Ogni tanto trovavo una pisciata di cane sul telo di plastica, per cui avvolsi il capanno con una rete di metallo plastificato che fissavo vicino all’apertura.
La prima volta che misi la rete Rosellina sembrava matta. Saltava avanti e indietro e mordeva tutto quello che trovava, convinta che la stessi rinchiudendo in una gabbia.
Dovetti mostrarle alcune volte che poteva uscire, per farla calmare. Ma ce ne volle prima che si riprendesse.
Era una gattina libera e ancora selvatica, nonostante tutto.
Non potevo nemmeno accarezzarla a meno che non indossassi i guanti da lavoro perché graffiava e mordeva da far male.
Anche l’espressione, era sempre accigliata.
Ogni tanto mentre mangiava cominciava a rugliare. Poi si scagliava contro una parete del capanno. Se mi affacciavo fuori potevo vedere Ugolino che se la dava a gambe con la sua andatura un po’ sbilenca e il didietro pesante.
Ugolino invece su a casa ci veniva. Si capiva da come i nostri gatti cominciavano a lamentarsi, emettendo lugubri suoni gutturali, gonfiando il pelo e a volte attaccando, anche.
Probabilmente cercava qualcosa da mangiare o forse era solo curioso, a differenza di Rosellina alla quale invece di noi non gliene importava niente.
Noi lo chiamavamo GregoryPeck, perché la mia sorella diceva che era brutto e che gli assomigliava.
Dei nostri gatti Ercolino scendeva spesso al campetto. Ho il sospetto che fosse proprio lui a ripulire i piattini quando Rosellina non c’era. Però ho incontrato diverse volte anche Miciona.
Miciona tra l’altro, ho scoperto in occasione dell’acquisto del campetto, è arrivata proprio da lì. Era la gattina della moglie dello straniero, che l’aveva presa da un’amica per la figlia. Arrivò da noi il 2 maggio 2015, nascondendosi nella legnaia per partorire. Era anche di una certa razza, forse siberiana o non so, ma il suo ex padrone non lo ricordava di preciso.
Di sicuro, pur essendo impaurita da tutto e da tutti, non ha mai manifestato l’intenzione di tornare da dove era venuta.
Però ogni tanto un giro ce lo faceva.
In ogni caso ci è stato più chiaro da dove venissero tutti i gatti che negli anni si sono fermati a casa nostra. O almeno una parte, perché a quanto pare lo straniero non era l’unico nella zona a non farli sterilizzare.
Intanto io continuavo a scendere una volta al giorno da Rosellina, con la pioggia e con il sole. Una volta il vicino gentile mi chiese se potevo dare io da mangiare a Ugolino per qualche giorno, visto che lui avrebbe fatto un breve viaggio.
Lo feci volentieri. Poi un’altra volta gli chiesi se poteva pensare lui per qualche giorno a Rosellina.
Gli lasciai bustine e croccantini ma quando tornai vidi che le aveva dato quelli che comprava lui, di livello un po’ più alto. Questa cosa mi preoccupò un po’ perché Rosellina, per quanto affamata, era anche di bocca scelta, per cui temevo che da allora in poi avrebbe rifiutato l’umido che le compravo io.
Invece per fortuna continuò a mangiare quello che le davo. Ogni tanto mentre scendevo lungo il viottolo la trovavo fuori, prima del cancello, che sembrava aspettarmi. Dopo aver miagolato il suo disappunto, si infilava lesta lesta sotto la rete senza curarsi del varco che nel frattempo avevo aperto per entrare nel campetto.
Qualche mese fa Rosellina è scomparsa di nuovo.
Io ho continuato a portarle da mangiare ogni giorno, nel caso fosse tornata nella sua casetta in orari diversi o durante la notte. A volte però ho addirittura ritrovato i piattini pieni di roba, oltre che di formiche.
Ma non ho mai perso la speranza di rivederla arrivare dal bosco con la sua aria imbizzita pronta ad attaccare chiunque osasse anche solo fare il gesto di darle una carezza.
Un giorno che c’era il vicino di Ugolino, gli ho chiesto se per caso l’avesse vista.
Come no, mi ha detto. Si è trasferita qui da me. Ormai sta sempre con Ugolino, dormono insieme, mangiano insieme.
Ma come? Non litigano?
No no. Tengono le distanze, si guardano, ma stanno in pace.
La notizia mi ha fatto piacere, ma allo stesso tempo ci sono rimasta anche male.
Bella ingrata che sei, Rosellina cara.
Mi sono sentita tradita, abbandonata, seppur da un gatto manifestamente anaffettivo e opportunista.
Ogni tanto, quando sono nel campetto, vedo Ugolino. Lo chiamo, ma lui scappa con la sua andatura sbilenca e il didietro pesante.
È grasso appallato, dice il suo padrone, che ammette di dargli da mangiare sempre molto più del necessario.
Forse è stato proprio questo che ha fatto capitolare quella rospa di Rosellina.
Comunque quando l’ho rivisto, poco tempo fa, gliel’ho chiesto di nuovo al vicino.
C’è ancora Rosellina? Perché Ugolino lo vedo ogni tanto, ma lei non l’ho più vista.
Sta sempre dentro, mi ha detto. Lui va a giro ma lei non si muove.
O brava Rosellina, chi l’avrebbe mai detto che ti saresti trasformata in una gatta del focolare…
Sempre traditrice, però.
(4 – fine)
