quasi un ritorno alla terra (ovvero l’orto alla finestra)

vabbè da qualche parte si dovrà pur cominciare
e allora ho ritirato fuori quelle tre fioriere in ferro battuto del padrone di casa, che stavano in cantina da una vita, ho tolto le ragnatele e mi son fatta un giardinetto pensile, appeso alla terrazzina che non c’è

30 litri di terriccio, il concime, i vasi e i sottovasi, le piantine aromatiche

due me le aveva regalate ale in segno augurale per un futuro agricolo
menta e pomodori
piantate

altre le ho comprate ieri al mercato

poi ho fatto le etichette
non che non sappia riconoscere il basilico dal prezzemolo o la salvia dal rosmarino
era così per fare una cosa più carina

un amico mi ha detto di metterci anche qualche fiore ma ora non vorrei esagerare
a occhio mi pare che non ci stia altro, poi si vedrà
dipende da quanto crescono menta e pomodori
dipende se lo zenzero germoglia o no

e poi dovrò vedere che cosa succede quando piove e tira vento perché la posizione è un po’ azzardata e il padrone di casa me lo aveva detto, tanti anni fa, perché le aveva tolte, quelle fioriere…

intanto per un po’ il pollice si rinverdisce e poi avrò sempre a disposizione, almeno nei mesi dell’estate, le erbe aromatiche fresche per la mia cucina

se trovassi erba cipollina e aneto, potrei aggiungere anche quelle
sì e poi anche timo e maggiorana
ma è solo un sogno
ormai ci sta poco più

e poi c’è il sogno più grande, quello della terra vera, da coltivare, da calpestare, da guardare, da possedere zolla per zolla
e anche questo, prima o poi, si avvererà

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un anno di blog

ecco lo sapevo… non mi sono ricordata l’anniversario, o meglio il compleanno del blog. sarebbe stato l’8 maggio
non è poi così importante, ma almeno sarebbe stata l’occasione per tornare a scrivere qui, che è un bel po’ che questo non succede…
si chiama mancanza di ispirazione, paura del foglio bianco
ma alla fine non è nemmeno questo
forse è più il contrario
pensando alla mcnanza di ispirazione in questi giorni, settimane, mi sono scritta talmente tanti post nella mente…
solo che poi, o per mancanza di tempo o di voglia non sono stati scritti qua, né sul blog né sulla carta, e quindi son volati via
il fatto è che da un po’ di tempo a questa parte la vita quotidiana è come una centrifuga infinita
gira gira, le cose ci passano in mezzo, sembrano importantissime, e lo sono, ma subito dopo ne appare un’altra, e via via girando

prima o poi si fermerà e allora forse potrò trarne le fila… per il momento non riesco

niente di male, eh. anzi…
perché poi ho imparato che le cose brutte, i pensieri negativi, quando ci sonopesano e stanno lì come macigni. zavorre che fermano la vita. tu ti ci puoi aggrappare in un’illusione di sicurezza, come dire, sto su terreno conosciuto
puoi ricamarci sopra, puoi raccontarli, volendo (ma non importa, nessuno ne sente il bisogno, credo)
le cose belle invece volano… è come se si aprisse il tubo della vita e passasse tanta roba in più. gioia amore amicizie persone bellissime pensieri che costruiscono vanno avanti e non si fermano energia pura colore musica
e lacrime, sì alla fine tanta felicità fa anche piangere
un po’ perché pensi a quando non era così e al perché così non era
un po’ perché pensi che se capita questo, sempre di più
che cosa potrai mai sentire
e quanto è bella la vita
e quanto sono belle persone situazioni e cose che prima vedevi in altro modo o forse semplicemente non vedevi

volendo fare un bilancio posso dire che scrivere il blog mi ha aiutato tanto
ho imparato a tirarmi fuori, a mostrare pensieri e sentimenti senza temere giudizi di cui prima avevo quasi paura

questa sono io, sono così, piaccia o no
io non mi giudico, mi accetto e mi mostro, senza esibirmi, per quello che sono

poi la scrittura
per una che di lavoro fa la giornalista scrivere è come bere un bicchier d’acqua
sì, ma mica sempre
e soprattutto mica sempre bene
bere il bicchier d’acqua può diventare un gesto meccanico, stantio, privo di significato, ripetitivo
oppure semplicemente scrivere in certe situazioni umanamente non ottimali può diventare l’ultima cosa a cui pensi e anche faticosa
ritrovare uno spazio mio, scrivere di me, delle cose che mi piacciono, piccole, apparentemente stupide e insignificanti, mi ha fatto riportare l’attenzione su me stessa, sulle cose che contano, almeno per me
e, ricordando i venti che tiravano un anno fa e anche prima, non è affatto poco

pian piano, un post dietro l’altro, sono diventata più riflessiva, ho cominciato a catalogare ricordi e pensieri pensando di scriverne e salvandoli da un buglione indistinto nella memoria
ho rivalutato cose sentimenti e persone, fatti del passato
ho espresso i miei pensieri, quelli che spesso ho pensato fossero di tutti, che non importasse esprimerli perché erano scontati, evidenti…
e invece no, erano proprio miei
e li ho messi sul tavolo
anche quelli, piacciano o no, ma non è quello che importa

lo stesso ho fatto un po’ dopo anche con i miei piatti, le mie ricette, dal momento che mi piace cucinare e anche creare in cucina
aprendo il blog di cucina

quello che ho sempre fatto per gli amici, quelli veri, l’invito a pranzo o a cena, per assaggiare quello che avevo cucinato, o il dono di un pacchettino, dolce o salato, è diventato di tutti (di quelli che vogliono leggerlo, certo, non c’allarghiamo troppo)

poi a volte capitano cose che ti riempiono di gioia e di tutto quello che di più bello c’è al mondo ma capisci che non puoi condividere proprio tutto
e il bello di tante cose belle è proprio tenersele per sé, o condividerle strette strette con i diretti interessati

altre puoi dirle ma non è ancora il tempo giusto

e allora tornerò ancora a scrivere e a raccontare
per chi mi vorrà leggere
ma soprattutto per me

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appunti di viaggio

sarei potuta partire anche più tardi
avrei evitato la coda su firenze
e sull’appennino
avrei parlato con calma al telefono con carlo
e invece la linea cadeva sempre giù
dovevo dirgli dei marlene kuntz
ma non c’è stato verso
ci sarà tempo, ancora

è una notte piena di stelle
le seguo mentre guido
mi fanno compagnia
intanto che canto

a venezia il cielo è tutto grigio
non si vede più niente
solo nuvole trascinate dal vento

all’autogrill vendono piccoli bomboloni
crema cioccolata nocciola
ma c’è una fila troppo lunga
conviene rinunciare
peccato

prima di bologna
un automobilista distratto
si butta sulla mia corsia
di sorpasso
nemmeno il tempo di fargli i fari
il clacson lo scuote prima
e si risveglia
sfreccio via
felice di averlo schivato
ma che diamine

i guidatori di suv
stanno sempre dietro
con i fari alti
meglio non commentare

in viaggio non c’è niente di meglio
dei baustelle
ogni tanto un po’ di radio
e acqua di zenzero

la strada scorre veloce
nera con le luci rosse
mentre un film
tutto mio
si snoda davanti agli occhi

mi piace guidare
pensare
cantare

la luna è una sfera gialla
come di fuoco
che si affaccia
fra le nuvole
sfilacciate

ad ogni città
un sms
così puoi star
tranquilla

firenze bologna ferrara rovigo
padova venezia treviso
belluno

non importa metter benzina
niente stop
al prossimo autogrill

a casa c’è tutto
quel che serve
anche di più

il viaggio è finito
il cerchio si chiude
negli incontri
sui racconti
con i pranzi
le passeggiate
i cartoni animati
il sorriso dei bambini
la carezza di mamma
il sorriso di paola
il saluto di un’amica
al telefono
lo scambio delle noci
con il miele
lo scorrere del fiume
il pesce e le insalate
le uova di pasqua
le sorprese
le attese
gli appuntamenti
pensati
ma non dati
gli incontri
inaspettati
la terra da lavorare
con un pezzo in più
il fienile da rifare
le piante da tagliare
i fiori da curare
un cane da sperare
un gatto impaurito
un ospite sparito
gli uccellini che cantano
le fronde che frusciano
la luna che si affaccia
fra i rami

il pensiero al ritorno
alla vita
di sempre
così come è diventata
come vorresti cambiarla
per tornare a vivere

ma il nastro
si riavvolge
lento o veloce
pronto a ripetere
un nuovo viaggio
punto e a capo

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minimalia

Monto la panna senza frullatore
È un po’ lunga ma si può fare
Il gesto è ripetitivo,
Faticoso e rilassante

Mentre sbatto il frullino non penso
Ma mi affiora un’immagine alla mente
Babbo, un piatto, la forchetta
Monta le chiare
O prepara la maionese
Lui faceva così

A che servono gli elettrodomestici

Ieri era la festa del papà
Dopo il compleanno
Le lacrime uscivano
e dovevo ricacciarle
oggi piango di gioia

nel libro le frasi illuminano la mente
e aprono il cuore
la vita che incontra la vita
è un miracolo grande
che non sempre si comprende
e si apprezza

i bambini ci saranno sempre

che ti importa della cellulite

le donne sono tutte belle
anche quando non lo sono
ricordi dove hai incontrato la bellezza

le cosce bianche con le vene blu
il seno cadente
il gluteo sporgente

le rughe non contano

volevo chiudere il blog
ritrovare il silenzio
esprimermi in modo diverso
dimenticare il passato
cambiare ritmo, parole

quando la vita cambia
anche tutto il resto
non è più come prima

puoi anche tornare a pescare

voglio anch’io salire in alto
scalare la mia montagna
vedere da lontano

incontrare l’ignoto
assorbire la potenza
della natura
cambiare forma e sostanza

e imparare ad amare

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macarons, mon amour

macarons

Mi sono innamorata di questi dolcetti piccoli e colorati. Si chiamano macarons e sono delle meringhette ripiene di una cremetta più o meno morbida (la ganache) caratteristiche di Parigi.
Sara’ che Parigi e’ una citta’ dove ancora non sono mai stata e ogni simbolo che la rappresenta mi da’ l’illusione di esserci un po’ più vicina, ma in questo periodo mi stavo proprio appassionando ai macarons.
Li ho cercati su internet e ho trovato la ricetta. E’ complicatissima e di lunga realizzazione. Basti dire che l’ingrediente base e’ la chiara d’uovo invecchiata per tre giorni.
Insomma, stavo proprio cominciando ad accarezzare l’idea di cimentarmi nella preparazione dei macarons.
La lunghezza della preparazione non era un deterrente, anzi.
Le cose un po’ complicate e che richiedono tempo ti costringono a concentrarti, a ritagliarti spazi ben precisi, a non mischiare attivita’ nel caos e nella fretta, a spengere il telefono e a ignorare la tv. Quasi come una meditazione…

Il primo dubbio non ha riguardato la lunghezza della preparazione. Ma lho pensato: che ci faccio poi con tutti quei tuorli?
Zabaione, crema pasticcera, ce n’e'… Volendo anche mangiarli, poi…

Vabbe’, in qualche modo questo si risolve
L’idea gia’ mi suscitava un senso di relax misto a una lieve euforia.
Tre giorni di invecchiamento degli albumi, fuori dal frigo, la preparazione dei macarons, quella delle ganache. La scelta dei gusti, dei colori, degli abbinamenti.
Cacao, vaniglia, pistacchio, fragola, limone, caffè’
Belli, bellissimi!

Non essendo mai stata a Parigi pero’ non avevo idea di quale fosse il sapore di questi benedetti macarons

Tre giorni fa, prendendo un caffè’ con un amico in un bar di Belluno che non conoscevo, li ho visti far capolino nella vetrina dei pasticcini
Piccoli, tondi, colorati: bianchi, gialli, marroni, rosa…
Eccoli la’! Non ho potuto resistere!
“Me li da’ tutti?”
Beh, erano appena 6 o 7…

La cosa mi ha riempito di entusiasmo. Non solo li avevo visti proprio in un periodo in cui me ne stavo interessando, ma li avevo potuti anche assaggiare…
E che buoni!
Duretti, croccantini, molto meno friabili delle nostre meringhe…
E quella ganache, che bella parola eh!?
Mi fa venire in mente il ganascino, il pizzicotto affettuoso sulla guancia…

Oggi, passando di nuovo vicino a quel bar, non ho resistito. Sono entrata pensando di comprare tutti i macarons che c’erano
Li ho contati, erano 12

“Me li dai tutti?”
“Perche’?”, chiede il barista con aria fra lo stupito e l’annoiato
“Perche’ mi piacciono”
Sbuffando
“Ne sei convinta?”
“Certo”
“Non ce la faccio, non li sopporto”
“Ma che dici? Sono buonissimi…”
“No no, non ci credo. Guarda, non li posso nemmeno vedere…”
“Ma dai, sono i macarons di Parigi”
“Lo so, ma a Belluno non vanno. Non li vuole nessuno”
“C’e’ qualcosa che dovrei sapere?”
(Male che vada, ho pensato, son vecchi di uno o due giorni, non di più, gli altri li avevo gia’ presi io)
Aria scocciata
“Quanti ne vuoi?”
“Tutti”
“Ma sei proprio sicura? Non vuoi qualcos’altro?”
“Certo, ma che problema c’e'? Se non li vuole nessuno li prendo io no? non sei contento?”
“Guarda, non posso nemmeno guardarli, mi fanno incazzare… Sono brutti”
“Non e’ vero, sono bellissimi. comunque dammeli cosi’ non li vedi più”
Li mette in un sacchetto
“Quanti saranno stati?”
“Io ne avevo contati dodici”
“Non posso venderteli, non so nemmeno quanto costano”
“Spara una cifra…”
“Non ne ho idea, guarda”
“L’altro giorno con due caffè’ e 6 o 7 macarons abbiamo pagato 4 euro e mezzo”
“Chi c’era, una bionda?”
“No, una ragazza mora…”
“Magrissima con la faccia tutta rinseccolita…”
E fa la bocca a culo di gaddrina come direbbe montalbano
“No no. Era una ragazza carina, sorridente”
“E’ mia moglie”
“Ah, bene…”
“Fammi pensare, quanti hai detto che erano?”
“Io ne ho contati 12, ricontali…”
Scuote la testa
Batte uno scontrino e lo butta sconsolato sul bancone
“Quanto ti do?”
Zitto
Leggo: 5 euro
Gli do una banconota da 20
“Aiutami, ti prego…”
capisco che non ha il resto
Ho le monete, ecco qua
“Brava. Vuol dire che ti chiamero’ macarons”
“Bene, lo prendero’ come un augurio per andare a Parigi”

Beh, non e’ stato facile ma alla fine ce l’ho fatta

Vive les macarons!
Vive Paris!
Vive la France!

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le pentole e i coperchi

Ecco ben ti sta, avrebbe detto la mi’ mamma. Cosi’ impari.
Ad andare in giro su internet a parlare delle persone facendo la spiritosa. Pure.
Si’ perche’ dovevo aspettarmelo che qualcuno glielo andava a dire a walter mariotti.
Niente di più scontato
Guarda che c’e’ una che parla di te in un blog.
Male. Gli hanno detto c’e’ una che parla male di te.
Ben ti sta a fare la spiritosa con l’a con l’acca e tutte le menate da maestrina dalla penna rossa che tanto lo sai che fanno solo entrare i nervi a tutti
E allora uno si metta nei panni di WM.
Si sara’ chiesto, o questa… o chi sara’ mai? E che cosa vorra’ da me?
Ora glielo chiedo
E me l’ha chiesto, cavolo
Mi ha chiamato la segretaria di Panorama
Gentilissima e professionale, nell’unico secondo in cui il telefonino chissa’ perche’ non prendeva e mi ha lasciato il messaggio in segreteria. Con tanto di numero, il cellulare, di WM
Segnale positivo, ovviamente
Ora, io non penso affatto che si sarebbe dovuto offendere anche perche’ se una come me, oscura giornalista di provincia, scrive una cosa del genere di uno cosi’ e’ ovvio che parla del personaggio e non della persona, che fra l’altro non conosco
pero’ devo precisare che qualche giorno fa ero un po’ lezza, come dicono a siena (con la e stretta), tant’e’ vero che avevo cominciato a scrivere un post, ‘pessimismo e fastidio’, e poi l’ho lasciato li’ perche’ gia’ al titolo non mi sopportavo più
E allora ci sta che sia stata un po’ antipatica
Cosi’, senza volerlo
Comunque alla fine richiamo WM e si parla per mezz’ora

Tranquillo tranquillo mi dice che gli hanno detto che m’ero interessata a lui e voleva capire il perche’
Beh, cosi’, perche ero lezza e avevo un attacco irrefrenabile di maestrite

No, gli ho detto in realta’, perche’ ho saputo che eri senese, e che dirigevi IL, uno dei miei periodici preferiti (e’ vero, e’ scritto tutto sul post), eccetera eccetera
Insomma, mi ha raccontato che cosa aveva fatto lui, studi all’estero, collaborazioni prestigiose
Certo, avra’ pensato, tutto questo per finire criticato sull’ortografia da una che fa la giudiziaria a belluno…

Ah, mi fa poi, Iesa non e’ Chiusdino. E’ Monticiano
Accipicchissima!!! Che male ci son rimasta…
Ecco, ben mi sta
Diciamo uno pari, va’

Allora, vediamo, chiusdino e’ il comune di san galgano (e del mulino bianco) monticiano dovrebbe essere quello delle terme di petriolo…
E della casa di zio a monte pescini (ora pero’ non vorrei esagerare che magari sbaglio un’altra volta)

Alla fine non l’ho capito nemmeno io perche’ mi sono interessata a walter mariotti.
Mi fa lui, che poi quando i giornalisti si interessano di giornalisti non e’ proprio il massimo
Si’ son d’accordo.
Gliel’ho detto, guarda che io non mi interesso di giornalisti, io nel mio blog scrivo di conchiglie fossili e spiaggette isolate
Per dire

Poi, siccome ero in autostrada da sola e guidavo la mia meravigliosa alfa verso mete sconosciute senza navigatore e il rischio di sbagliare direzione era tanto, ci siamo salutati
Cordialmente

Solo che in quel momento, cavolo, si sono accese tutte le luci della macchina, nel quadro
Abs saltato, il sistema vdc che non funziona…
Un disastro

Ma saranno potenti quelli di panorama!?!?
Altro che pentole e coperchi…

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una certa élite del giornalismo

qualche giorno fa mi sono interessata al nome di un giornalista che figurava nel borsino dei direttori.
una nota di Prima Comunicazione dava Walter Mariotti, 44 anni, senese, in partenza da direttore responsabile di IL, periodico maschile patinato del Sole 24 Ore, a vice direttore di Panorama.
Senese? oh, cavolo, anche questo non lo conoscevo mica… l’età più o meno è quella, dovremmo esser cresciuti insieme. Magari ci siamo incrociati all’università, come con Antonio Socci.
tipo Lettere e filosofia in via Fieravecchia (al tempo c’era solo quella parte lì)

Chiedo a un’amica del luogo e del settore.
Non mi pare carino riportare quello che mi ha detto nella nostra conversazione privata, mi limito a riferire una non entusiastica considerazione del personaggio (che è di Iesa, precisa lei, non di Siena)
Ah, faccio io, di Iesa (che è una frazione di Chiusdino), come Giordano Bruno Guerri!
“Sì, infatti si son dati mano almeno agli inizi… facevano un’assurda trasmissione di notte a rai 2…”

Beh, insomma. Uno può dire quel che vuole ma IL a me è sempre sembrato un gran bel periodico. Di quelli un po’ superflui, d’accordo, ma vuoi mettere leggere un articolo con l’indicazione della musica da tenere di sottofondo?
(l’hanno fatto in almeno un’edizione)

Ho per casa il numero di febbraio, mi ci casca l’occhio.
C’è anche l’editoriale, del direttore, of course. Leggiamo.

“A proposito di ‘valore’
Che succede se la Apple vale più della Grecia? Che mondo è quello in cui il valore di un’azienda simbolo dell’Occidente è superiore a quello del paese dove l’Occidente è nato? Ma non solo anche di tutta la carne consumata dagli americani in dodici mesi, di due programmi Apollo e di tutta la droga illegale che circola in un anno?”

Domande lecite, certo, temi alti, attuali, come si conviene al direttore di un periodico un po’ “chic”.

“La risposta è semplice, purtroppo. E’ un mondo condannato, perché ha abolito il principio che regola la realtà: la distinzione tra l’ordine economico, legislativo e religioso. O se vogliamo culturale. In un mondo fatto così la prima cosa che si perde è proprio il significato del ‘valore’, che è e resta il legame tra la realtà delle cose e la realtà dello spirito”.

Profondo.
Continua: “Prima che un concetto economico o fisico, infatti, il valore è un’essenza metafisica cioè spirituale”.

Va bene, bla bla bla. Una serie di concetti interessanti, a chi interessano certo.
Sulla copertina c’è un primo piano della Merkel: “Madre senza coraggio” è il titolo del servizio, cui seguono approfondimenti di natura economica sulla nazione germanica. Come è giusto, visto il padre del periodico (Il Sole, intendo). C’è anche un dossier sui bordelli nel mondo. D’altra parte è un “maschile”. scontatamente, direi

poi servizi di moda per uomo, rubrichette varie, cinema, arte. Il fascicolo Rane (“qui non si canta al modo delle” è il sottotitolo). Wow…
Altissime citazioni e richiami di un mondo che fu.

Ok. E allora?
Allora continuo a leggere l’editoriale, anzi l’Incipit, del Diretùr.

Quando dice che il valore è legato all’essere e non al fare (bravo!). Che è una qualità piuttosto che un’azione (beh, anche “piuttosto che” è usato nel modo corretto, non posso che compiacermi).
“E’ un dono, il valore, o se preferiamo uno stato di grazia”.
Incoraggiante e poetico, quasi.

“Riconoscendo in se stessi, e dunque negli altri, la natura spirituale che attraversa un’esperienza umana per migliorarsi. Il fare, nostro e altrui, può aumentare o diminuire l’autostima e forse il prestigio, ma rispetto al valore siamo tutti uguali”.

Sì, lo ammetto, niente di immediato. Un filino bisogna starci a rifletter su…
“Un’idea difficile da fare digerire agli uomini quasi più che hai mercati”.
Fine

NO…

Oddio… no no, non ho scritto male io. E’ proprio così. Quell’acca in più senza motivo senza ritegno senza scusante sull’editoriale del direttore di IL, periodico figo (e maschile) del Sole 24 Ore…

Che avesse ragione la mia amica?

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